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domenica 15 febbraio 2015

MENO È PIÙ
IL SEGRETO PIÙ TRASCURATO


 
Fu ormai 15 anni fa, quando, salito sul treno alla stazione di Bolzano, la mia vita si arricchí della piú poderosa e formativa esperienza. Mi stavo dirigendo in piena notte a Torino, dove la mattina dopo mi sarei arruolato nell'Arma dei Carabinieri, iniziando il 243esimo corso della famosa Casema Cernaia. 

Poco sapevo rispetto a ció che mi avrebbe atteso una volta arrivato lí, tra quelle mura. Mi sentivo "giá carabiniere"... anche se presto questa convinzione dovette lasciare il posto alla cruda realtá di un addestramento militare non necessariamente tra i piú "soft". 

Una volta varcata la soglia della caserma, venni mandato ad attendere in un'apposita saletta. Finalmente mi chiamarono per la "vestizione", per l'immatricolamento, per il radicale taglio dei capelli. Capí che NON ERO ASSOLUTAMENTE "giá carabiniere" e capí anche che questo non sarebbe stato un luogo nel quale rilassarsi, o, peggio atteggiarsi a qualcosa che non fosse consono al mio grado militare, ovvero in quel momento al di sotto dello zero.

I giorni passavano tra una sfida psicologica e l'altra, che sia la sveglia alle sei di mattina, le marce estenuanti in mimetica sotto il sole cocente di un torrido agosto piemontese, le susseguenti file interminabili per giungere finalmente a tavola, dove mi attendevano pietanze piú che semlici, e bevande poco piú gustose dell'acqua. 

Il primo mese trascorse tra marce, contrappelli, attese, paura di sbagliare e di essere punito, tredici commilitoni che russavano in camerata e divieto di tutto ció che scandiva la vita di un civile. 

Fu proprio in questo periodo, specialmente nel primo mese in cui non lasciammo mai le mura della caserma, che scoprí in me un'attitudine di addattamento che avrebbe segnato per sempre la mia vita. 

Ero implotonato sotto il sole dopo una lunga marcia, completamente sudato ed assetato. Ma il Tenente voleva farci un lungo "cicchettone" sul modo in cui marciavamo. Allora tentai di sopportare l'insopportabile, chiudendomi in me stesso e creando un mondo ristretto, interiore, nel quale ero libero. Precisamente mi immaginai che dentro di me, da qualche parte, ci fosse un luogo protetto, piccolo ma sicuro, nel quale con i pensieri potevo muovermi ed ottenere quella sensazione essenziale di libertá che per ovvi motivi nel mondo esteriore mancava e non prometteva di tornare da lí ad un bel po. 

Senza farrmi notare estrassi una piccola "pasticca Leone" dalla tasca e la misi in bocca. Si tratta veramente della piú piccola caramella imaginabile, ma il pensiero che sulla scatola in stile ottocentesco vi fosse incisa la frase "DISSETANTE" mi fece convincere che essa poteva darmi sollievo. La sensazione fu fantastica. Gustavo lentamente la caramella e mi immaginavo vividamente che da essa fuoriuscissero fiumi di aranciata. Per la mia gioia, la sensazione che ne derivá fu anche piú intensa rispetto ad ogni bicchiere di aranciata che io avessi mai bevuto. 

Capii allora ancora meglio che la privazione permetteva in realtá di accedere a livelli di soddisfazione molto elevati, qualora si presentasse una anche minima parvenza di sollievo, nella vita quotidiana del non-militare completamente trascurabile, come ad esempio una caramellina.


I mesi passarono ed io continuavo ad eseguire tutti gli ordini, spesso realmente impegnativi sia fisicamente che psicologicamente. Ma non li percepivo come tali. La mia mente ormai era saldamente ancorata ad una forma di minimalismo e per di piú, viaggiava oltre i muri di quella caserma, mentre il corpo stava fermo, sotto il sole o la pioggia, con un fucile d'assalto di 5 chilogrammi in mano. Ed in tutto questo, io stavo bene, paradossalmente meglio che nella vita non militare. 

Mentre marciavo ascoltavo musica nella mia mente, e mi piaceva, perché il ritmo dei passi la amplificava. Mentre attendevo implotonato all'alzabandiera, iniziai a studiare la psicologia dei miei commilitoni, i quali, ogni tanto svenivano, soprattutto quando non avevano fatto in tempo a fare colazione. Quasi puntualmente, per autosuggestione, dopo il primo, anche altri due, tre, seguivano la sua sorte ed iniziai a pensare sempre piú, ad intravvedere collegamenti che nel "mondo libero" non avevo mai scorto, e la cosa mi divertiva sempre di piú, facendo trascorrere l'intero periodo addestrativo senza alcun problema, alcuna punizione, e molto molto "lavoro intellettuale interiore".

Quando la scuola terminó, e uscimmo per recarci verso i nostri luoghi di destinazione, in treno verso l'Alto Adige c'erano altri 4 Carabinieri del mio corso. Uno aveva un CD-Player, e mi fece ascoltare un pezzo dei QUEEN. 

Non esagero se affermo, non avendo piú sentito musica da molto tempo, visto che in caserma i Walkman e radioline erano vietati, ebbi uno scoppio di gioia incredibile, una sensazione divina nel sentire quelle note cosí intensamente nelle mie orecchie. 

Pensai ancora per molto a tutto ció, al fatto che in tutti i mesi trascorsi a Torino non avevo nemmeno mai fumato, mai bevuto una birra, e mai, se non durante qualche libera uscita, ammirato qualche bella ragazza. 

E notavo come tutte queste cose, comprese le ragazze sulle banchine delle stazioni che attraversavamo, mi apparivano molto molto piú belle di prima, quando tutte queste cose piacevoli erano semplicemente parte della quotidianitá.

Ne deriva che in realtá, MENO È PIÙ. MOLTO DI PIÙ.

Perché quello che abbiamo non aumenta la nostra felicitá in maniera proporzionale alla quantitá e qualitá di ció che possediamo, ma al valore che ad esso viene assegnato dalla nostra mente. 

Valore che sará maggiore, ogni volta che ci priviamo di proposito dei nostri vizi, non allo scopo di autocastigarci, ma per accedere ad un livello superiore di felicitá, ogni volta che incontriamo un'altrimenti piccola ed invisibile occasione di provare piacere.

Giancarlo Evangelisti
 

sabato 18 ottobre 2014

FLOW
LO STATO D'ANIMO IDEALE
E COME RAGGIUNGERLO



Tutti noi desideriamo provare emozioni positive, ma praticamente nessuno é in grado di controllare il processo che le genera. Mihaly Csikszentmihalyi, nel 1975, ottenne risultati ragguardevoli nello stabilire una procedura per raggiungere lo STATO D'ANIMO IDEALE.

Egli si basava su ció che si osservava in chi é profondamente assorto nel proprio lavoro creativo, raggiungendo stati di alterazione positiva durante tale attivitá. lo studio si occupó principalmente di artisti, i quali, una volta profondamente impegnati nella realizzazione della propria opera, sembravano accedere ad una particolare forma di coscienza superiore.

Chi, infatti, si trova ad essere tutt'uno con il proprio lavoro, non importa se artistico o meno, spesso sperimenta un'intensa sensazione di piacere, paragonabile ad uno stato di estasi. 

Mihaly Csikszentmihalyi cercó di dare una definizione allo stato emozionale in questione, denominandolo FLOW. Inoltre cercó di stabilire alcune regole per riuscire a sperimentarlo, evidenziando gli elementi chiave che lo generano.

Innanzitutto va detto che il FLOW ha una grssa utilitá nel campo della sopravvivenza umana.

Ció vale anche per il successo lavorativo.

 Chi infatti, sperimentando spesso la sensazione di FLOW, azzera emozioni terribili come ad esempio la noia LAVORA MEGLIO, riuscendo nel tempo libero, oppure addirittura sul lavoro, a sostituire ogni situazione stressante o deprimente con una piacevole esperienza di estasi creativa.

Chi nel tempo libero si dedica ad attivitá creative e si immerge in un mondo di sensazioni piacevoli generate dal FLOW, la mattina dopo va al lavoro piú felice e carico di energia.

È attraverso questa connessione che attivitá spesso considerate una perdita di tempo come ad esempio fare MUSICA, PITTURARE, SCRIVERE UN BLOG, FARE MODELLISMO o QUANT'ALTRO ...................................... CONTRIBUISCONO IN REALTÀ AL NOSTRO SUCCESSO LAVORATIVO ED ECONOMICO. 

In VULTUR SYSTEM ció rappresenta uno degli elementi chiave del funzionamento della strategia in se stessa:

Infatti, con un QUALSIASI lavoro, chi applica VULTUR-SYSTEM, non fa altro che FINANZIARE la sua attivitá VERA, ovvero quella per la quale esso si sente vocato. Generando FLOW, questa attivitá permette di affrontare meglio il lavoro quotidiano, mentre funge anche da aiuto concreto nell'accrescere la reputazione presso i capi, colleghi o clienti. Sapendo inoltre che per poter continuare a svolgere la tanto desiderata attivitá generatrice di flow occorre lavorare bene e finanziare, lo svolgimento della stessa motiva ed incrementa enormemente l'Impegno sul posto di lavoro, dando infine il RISULTATO FINALE DEL SISTEMA:

 PROFITTO E BENESSERE



Come raggiungere lo stato d'animo in questione

Lo stato di FLOW é raggiungibile occupandosi di un'attivitá la quale non sia ne troppo ne troppo poco impegntiva, come ad esempio un lavoro che sappiamo fare e che ci dia gioia.

Si adattano benissimo a tale scopo i lavori di tipo artistico, il modellismo, e la scrittura.

Lo stato emozionale di FLOW si presenta durante queste attivitá in maniera spontanea ed ha una durata indefinita.

Il consiglio migliore da dare é quello di iniziare a creare ció che piace, senza costrizione alcuna, e di cimentarsi in qualcosa di difficile, ma non troppo, ben consci dei nostri limiti.

Quando sarete pervasi da una sensazione di immensa gioia, dimenticherete i vostri pensieri e vi sentirete "rinati" al termine del vostro lavoro, avrete sperimentato il FLOW.

E andrete in giro piú carichi di prima !  
 

venerdì 5 settembre 2014

L'OBIETTIVO DELL'UMANITÀ
CIÒ CHE MUOVE IL TUTTO

 

Sin dalla notte dei tempi l'uomo si é domandato, spesso senza successo, quale sia il suo compito in vita, la sua missione. La risposta é semplice:

"SOPRAVVIVERE. PIÙ A LUNGO POSSIBILE E NEL MIGLIOR MODO POSSIBILE"

Un comandamento elementare, peraltro sostenuto vividamente dal nostro caro istinto di sopravvivenza. Tale istinto, munito di forza indescrivibile ci spinge ossessivamente verso ció che ci fa vivere meglio e comanda con autoritaria precisione ogni nostra azione, ogni nostro respiro.

Non ci si illuda in questo frangente che comportamenti apparentemente autolesionisti e negativi non siano motivati dal medesimo istinto. L'inghippo sta in una forma di "gap" evolutivo. Le persone si fanno del male per sfuggire a delle sensazioni. Emozioni negative e brutti ricordi da dimenticare prendono nella vita moderna il posto di ció che in preistoria si chiamava "animale predatore...... ops...... o scappo o sono morto.... quindi scappo". Non essendo noi ormai piú esposti a pericoli del genere, la mente si illude di "vederli" nei problemi quotidiani, generando reazioni irrazionali.

Molta gente é infatti prigioniera di paure irrazionali, noia, aggressivitá immotivata, dipendenze e quant'altro di apparentemente illogico la mente umana possa produrre, per un solo motivo: Non é semplicemente consapevole della propria missione, del proprio obiettivo.

Per non cadere in tale ciclo negativo, se non addirittura mortale per alcuni, occorre analizzare ció che siamo chiamati a fare in terra, indistintamente. E qui non basta il semplice comandamento "SOPRAVVIVERE ! ", ma si tratta di ben di piú. 

La scienza sta mettendo a disposizione idee e tecnologie sempre piú evolute per raggiungere l'immortalitá. La crionica, giá dagli anni 60 congela cadaveri nella speranza di poterli rivitalizzare in un lontano futuro.

Si pensi solamente che ad oggi, scriviamo l'anno 2014, un unico problema, peraltro probabilmente piuttosto risolvibile in un prossimo futuro, impedisca il trapianto di un cervello da un corpo ad un altro. Le connessioni neurologiche non si rigenerano e non si lasciano fondere con quelle del corpo "ospitante". Per questo motivo, scienziati di tutto rispetto stanno immaginando un "interfaccia-uomo-macchina" che renderebbe possibile la sopravvivenza dopo il decesso fisico, sotto forma di ció che nei film di fantascienza veniva definito "cyborg".

Che "SOPRAVVIVERE" significhi in unltima analisi raggiungere tale condizione, sfuggendo al deterioramento biologico al quale siamo inevitabilmente soggetti, nonché la missione epocale di colonizzare lo spazio per sfuggire alla prossima supernova che presto o tardi risucchierá la terra con certezza matematica, rappresenta un chiaro obiettivo, una missione seria e motivante.


la mente mediamente allenata proporrebbe immediatamente a questo punto il seguente dubbio: SOPRAVVIVERE.... PER FARE COSA?

Una profonda analisi del problema giunge inevitabilmente ad una soluzione semplicistica, ma carica di un potere motivazionale enorme:

Noi abbiamo la missione di sopravvivere il piú lungo e nel miglior modo possibile, e di migliorare il posto in cui viviamo, attraverso le nostre azioni quotidiane allineate alle nostre capacitá, evitando il piú possibile di ferire gli altri durante il nostro percorso, ma nemmeno dimenticando che se non saremo astuti, altri, meno consapevoli, feriranno noi.

Occorre tenere presente che ancora non sappiamo cosa ci sia oltre la morte, pertanto la nostra lotta per la sopravvivenza rappresenta una chiara lotta contro l'incertezza. Una volta preso conoscenza del fatto che siamo nati in un mondo irto di incertezze, abbiamo l'obbligo di addattarci a ció, impegnandoci peró ad un costante e continuo miglioramento, atto infine a raggiungere un prolungamento della nostra vita e di quella dell'umanitá stessa. 
"A che scopo?" ... é la domanda finale. PERCHÈ MIRARE ALL'IMMORTALITÀ SE NON SAPPIAMO NEMMENO PERCHÈ SIAMO QUI?

Perché la nostra missione é anche e soprattutto :

CONTINUARE IL VIAGGIO, PER FUGGIRE DAL NEGATIVO E MIGLIORARE L'ESISTENZA IN GENERALE. 

I piloti militari nella seconda guerra mondiale si addestravano al volo alla cieca. Una volta accettato che la notte é buia, che i radar ancora non esistevano o perlomeno non funzionavano a dovere, l'unico modo per completare il volo era quello di essere in grado di accettare la missione di lanciarsi contro il buio incerto, tastandosi avanti alla buona e pilotando a vista quando possibile. Con un unico inequivocabile obiettivo:
SOPRAVVIVERE.

martedì 26 agosto 2014

GAMIFICATION
TRASFORMARE LA VITA IN UN GIOCO
E VINCERLO ! 



Uno dei problemi piú sentiti dell'uomo moderno, indipendentemente da quale sia il suo status sociale, lavorativo, di salute ecc... é certamente quello della noia. Anni addietro, con l'avvento dei videogames, ma a dire il vero ancora molto molto prima, ovvero da quando l'uomo "GIOCA", una parte dell'energia umana é stata canalizzata nell'attivitá ludica, allo scopo di eludere i momenti di ozio. Tale fatto ha generato una generale avversione contro il gioco da parte di chi sogna un mondo produttivo, privo delle cosiddette "perdite di tempo".

I videogames e la loro diffusione hanno permesso negli ultimi anni di analizzare il comportamento dei vari giocatori, mettendo in evidenza che sempre piú persone, anche di etá piú avanzata, passano ore e di conseguenza mesi ed anni della loro vita battendo mostri digitali sullo schermo. 

Immaginate tutta l'energia che viene "sprecata" in questo modo. È affascinante osservare come le persone, quasi istintivamente, rifuggano da attivitá utili, come ad esempio il lavoro, mentre ad altre occupazioni apparentemente insensate, come lo é il gioco, dedichino tempo ed impegno considerevole, spesso ossessivo.
E se fosse possibile incanalare tutta questa energia verso qualcosa di utile? 

Esiste un modo, alquanto divertente di trasformare l'intera vostra esistenza in un grande GIOCO, traendone profitto considerevole. Reincorniciare la vostra attivitá lavorativa (e privata), immaginandola come un gioco, definendone i personaggi, i "mostri", gli scenari che piú si addicono a motivarvi, puó dare un impulso rivoluzionario alla vostra attivitá, alla vostra salute, alla vostra psiche, e non ultimo al vostro portafogli.

Senza dilungarmi nella teoria, ora tenteró di fare un esempio concreto di come sia possibile dare alla propria esistenza un obiettivo e raggiungerlo, eludendo la noia e vivendo la vita come un giocatore divertito.

Quello che deve essere chiaro é il fatto che il reincorniciamento ludico della propria attivitá si  deve adattare alle vostre passioni, insomma dovete inventare "il gioco a cui VOLETE giocare"  

Prendiamo il caso di un venditore di aspirapolveri. Annoiato dal proprio lavoro, dal proprio prodotto, impaurito dai continui campanelli che deve suonare per poi dover discutere con gente sconosciuta, perlopiú infastidita dalla sua presenza sull'uscio della porta, egli vive una vita mediocremente soddisfatta, guadagna poco e non trova un senso in quello che fa. Pertanto il nostro amico é depresso. Il ciclo vizioso é cosí evidente che il nostro amico inizia a tentare di eluderlo. 

Essendo il nostro amico un tipetto furbo, si siede alla scrivania, prende carta e penna e si mette a disegnare i personaggi del "gioco che vuole giocare". Immagina se stesso come una spia, un agente dei servizi segreti.  Poi crea una serie di altri personaggi. Nella sua immaginazione si fa vivida l'immagine dalla missione che ha da compiere. Inizia a reinventare i noiosi ed antipatici clienti come agenti di un servizio di intelligence opposto, sempre intenti a "farlo fuori" ad ogni incontro. 

Visto che il nostro amico é ormai preso dal suo viaggio mentale, egli stabilisce delle regole e le applica allo scenario che si sta materializzando sulla carta davanti a lui. Stabilisce che la sua missione é quella di eludere piú agenti nemici possibile, per giungere al punto da "scoprire il codice segreto della cassaforte di MR X" (il contenuto della quale rappresenta il suo benessere e guadagno)

Immediatamente il proprio lavoro gli appare divertente. Non vede l'ora di andare a visitare piú clienti possibili, per iniziare a GIOCARE. 

Lo fa e si diverte sempre piú. Se dapprima in realtá egli odiava l'approccio di vendita ora egli ne diviene quasi dipendente. INCREMENTANDO DI CONSEGUENZA I PROPRI GUADAGNI. 

Perché?

Perché l'istinto di sopravvivenza che si attiva per fuggire dalla noia "mortale", si getta a capofitto nel gioco, interpretandolo come una via d'uscita dal giogo della fredda quotidianitá restrittiva che i nostri tempi ci impongono.

IL POTERE DEL GIOCO È STATO TRASFERITO DA UNA CONSOLE ALLA VITA REALE.

E TUTTA L'ENERGIA DEL NOSTRO AMICO CON ESSA.




Fate il vostro gioco. E siate creativi. 

Giancarlo Evangelisti


un consiglio: createvi diversi scenari di gioco, variandoli nel tempo ed adattandoli di volta in volta alla situazione, allo stesso modo in cui cambiereste gioco da tavola dopo un po di tempo. La noia in questo modo avrá vita dura.


domenica 13 luglio 2014

IL PRINCIPIO DEL PUNTO FERMO
IL POTERE DI UN DETTAGLIO





In questo articolo tento di esprimere e di definire un concetto maturato durante lunghe riflessioni, ma mai giunto ad una vera e propria definizione. Tento ora, attraverso la scrittura, di dare una chiara linea ad un pensiero, a tratti maledettamente astratto, il quale sino ad oggi ha rifuggito ogni chiaro e razionale riassunto.

Il concetto del quale voglio occuparmi é il seguente: 

"Ogni dettaglio, misurabile in maniera precisa come indicatore inequivocabile per una qualsivoglia situazione, rappresenta un enorme risorsa per il successo."

Questa é, in questo momento, mentre sto scrivendo, la migliore definizione che riesco a dare ad un pensiero che occupa la mia mente da un sacco di tempo.

Tenteró ora di entrare nel dettaglio, ammettendo che in questo momento, mentre compongo questa frase, non sono certo se alla fine dell'articolo la scrittura intesa come attrezzo per spremere le meningi, aiuterá o meno me stesso e voi a definire e comprendere meglio questa misteriosa ma promettente circostanza.

Mi sono accorto che ogni situazione le quale lascia "una traccia", ovvero un segno distintivo che identifica ella stessa ed allo stesso tempo garantisce una conseguenza obbligata, rappresenta una risorsa particolare per prevedere il futuro e quindi sia una specie di chiave per creare sistemi d'eccellenza, sia in campo economico che investigativo, ma anche in quello umano, nella vita di tutti i giorni.

Porto un esempio in cui IL PRINCIPIO DEL PUNTO FERMO risulta chiaro e distinguibile:

LA TELEGUIDA (a mezzo cerebrale)

Ora.. nel momento in cui sappiamo che quando una persona pensa ad una determinata cosa in un certo e determinato modo, una certa e precisamente misurabile parte del cervello si accende e risulta misurabile a causa del campo elettromagnetico che essa genera in quel momento, noi possiamo, attaccando dei sensori alla testa di quella persona, utilizzare il segnale che deriva da quel pensiero come "COMANDO" il quale attiva una qualsivoglia risposta anche meccanica (attivare un meccanismo qualsiasi attraverso il pensiero)

Ne deriva che quando siamo in grado di decifrare una qualsiasi situazione EVIDENTE, DETTAGLIATA, UNIVOCA e MISURABILE, siamo in grado di utilizzarla per generare una serie di risposte intelligenti, anche ad esempio nel campo del business.

Il fatto di sapere ad esempio che una determinata e precisa risposta del mercato, misurabile ed inequivocabilmente associabile ad una certa risposta del mercato stesso (nozione data da esperienze passate) puó generare profitto, é di immenso valore.

Il migliore esempio per descrivere quanto conti questo dettaglio, il quale sta occupando la mia mente e quello di chi legge e si occupa con interesse di ció che sto trattando qui, é quello della videoanalisi.

Se punto una telecamera su di un oggetto, ad esempio su di una casa e sul monitor registro un movimento di UN PIXEL (come minimo), io so che questa casa si sta muovendo. Se poi so che UN PIXEL che cambia colore indica che la casa sotto videosorveglianza si sia mossa di almeno 5 cm, posso evacuare il palazzo, potendo andare certo che ci sará un crollo.

L'insegnamento che si puó trarre dal concetto qui trattato é:



OSSERVATE I DETTAGLI. SE SONO MISURABILI ED INEQUIVOCABILI POSSONO GENERARE ECCELLENZA !

mercoledì 21 maggio 2014

                            DESTINO
        viaggio programmato  o percorso programmabile?
                 
 Illustazione di Gian-Carlo Evangelsiti

 Discutere di destino é inutile. C'é chi é convinto della sua esistenza, che tutto sia "prescritto", non si capisce bene da chi. C'é poi chi é certo che il nostro destino dipende da noi, che siamo noi gli artefici di tutto ció che accade. 
Come in tutte le cose, anche in questo caso, ponderando ragionevolmente le conclusioni si giunge alla spesso ricorrente soluzione: LA VIA DI MEZZO.

Da un lato, infatti, é certo che una forma di coinvolgimento involontari in fatti piú grandi di noi sia frequente e ricorrente. Dall'altro lato, la nostra abilitá di gestire eventi piú grandi di noi fa di noi dei piccoli Davide, che spesso sconfiggono Golia.
Partiamo dal presupposto che il destino esista. Noi, in quanto minuscoli molecole dell'universo cosí immensamente grande e soggetto a forze incalcolabili, siamo certamente INFLUENZATI e TRASPORTATI dove "non lo avevamo previsto". Lo strumento del quale il destino si serve per trasportarci sono indubbiamente le nostre emozioni. "Sentiamo" che fare una cosa, piuttosto che un'altra sia giusto. E anche pensando in maniera razionale, noi tenderemo sempre a scegliere quella soluzione al nostro problema, la quale ci appare piú appagante dal punto di vista emozionale. Si conclude dunque che la componente involontaria delle nostre azioni SUPERA GRANDEMENTE la nostra capacitá di agire consciamente.

Ció pare un ostacolo insormontabile, ma non lo é se ci occupiamo del problema piú da vicino. Di solito l'inghippo in una corrente di pensiero si lascia facilmente risolvere facendo riferimento alla corrente opposta. 

Se dunque da un lato abbiamo stabilito che il destino (inteso come forza maggiore) esiste, dall'altro lato sappiamo peró che abbiamo la possibilitá di cambiare o perlomeno APPROFITTARE degli eventi per dirigere la nostra vita verso il successo di questo o quel proposito.

Siampo di fronte, dunque, ad una situzione facilmente illustrabile attraverso una metafora di questo tipo:

- IL DESTINO È IL MARE IN BURRASCA CHE NON POSSIAMO CONTROLLARE 

- LA NOSTRA VITA È LA BARCA NELLA QUALE SIAMO SEDUTI (E SI LASCIA CONTROLLARE)

non ci resta che fare seguenti passi per raggiungere sufficiente controllo sul nostro destino:

REGOLARE BENE LE VELE, APPROFITTANDO DEL VENTO INCONTROLLABILE PER GIUNGERE DA "A" A "B", NON INMPORTA QUALE ESATTA ROTTA SEGUIAMO.

Facendo cosí, il destino incontrollabile, si trasforma di colpo in uno scenario "marittimo" assolutamente navigabile. 

La metafora in questione scioglie dunque l'eterno dubbio sull'esistenza del destino, ricordando a chiunque che sí, il destino esiste, ma é vero anche (e soprattutto) che se sappiamo muoverci bene all'interno di esso possiamo farne la nostra fortuna, se non cambiarlo direttamente.